Cinema: Bianco e Nero - prossimamente, con dibattito sul razzismo a cura di Ciccio Capozzi
venerdì, 04 aprile, 2008, 22:59
BIANCO E NERO
Lunedì 12 - Martedì 13 - Giovedì 15
ore 17.00 - 20.40
Titolo Originale: Bianco e nero
Nazione: Italia
Anno: 2007
Genere: Drammatico
Durata: 100`
Regia: Cristina Comencini
Cast: Fabio Volo¸ Ambra Angiolini¸ Aïssa Maïga¸ Eriq Ebouaney¸ Anna Bonaiuto¸ Franco Branciaroli¸ Katia Ricciarelli¸ Maria Teresa Saponangelo
Produzione: Cattleya¸ Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Data di Uscita: 11 Gennaio 2008
“BIANCO E NERO” di CRISTINA COMENCINI; ITA, 07. Elisa è impegnata nel sociale a favore dell’Africa; suo marito, Carlo, casualmente incontra la moglie di Bertrand, intellettuale e cooperatore senegalese, la bellissima e intelligente Nadine. E’ amore travolgente a prima vista. E’ una piacevole e riuscita commedia; che mette in campo problemi molto seri. Cioè la portata del razzismo. Che non è solo quello di “sporco negro”; ma quello dell’approccio non consapevolmente tale, per cui i luoghi comuni vengono come introiettati, e diventano scenario passivo del nostro agire, anche benintenzionato. Per scrollarsi addosso i quali bisogna fare un viaggio a ritroso dentro di sé, ma con una reale motivazione. Quando Carlo si scopre innamorato della “negra” è come se, solo allora, finalmente, osservasse con occhio attento a cogliere i diversi, quanti prima erano invisibili, anche se presenti. Il film è attraversato da diverse angolature di sguardi. C’è l’approccio articolato della affluente famiglia di lei: il padre, fondamentalmente razzista, ha tuttavia una visione romantica dell’Africa, perché legata a intensi trascorsi romantico-erotici. La madre è razzista in senso banale e perbenista. Mentre quella di lui ha un approccio più aperto e tollerante. Ma è Elisa che si scopre avere un atteggiamento solo superficialmente antirazzista: messa alla prova, solo in un secondo momento, assumerà un atteggiamento più aperto. Carlo, che sembrava il più tetragono, è colui che s’innamora della donna, della sua presenza, non solo fisica, ma interiore e complessiva: il fatto che sia nera è casuale. Anzi, la parte dell’innamoramento, con i suoi espressivi silenzi carichi di tensione erotica; le sue tenere titubanze, prima; e con le sue dirompenti prese di coscienza rispetto alle conseguenze, dopo, è quella meglio calibrata in sede di sceneggiatura. Vi si vede la presenza di occhi e cuori femminili, nel cogliere le sfumature, alle quali danno adeguata credibilità la simpatia e la presenza scenica dei due attori, F.Volo, e soprattutto dell’attrice senegalese Aissa Maiga, personalità vibrante e di grande grazia e sensibilità. Come ben tratteggiate, con un sapore d’intensa verità, sono le ambientazioni dei senegalesi, sui cui scenari si agita il dramma della donna isolata. Non c’è un’ombra di saccenza da parte della regista e delle sue cosceneggiatrici nel dipingere quel senso di tradizionalità dei costumi, che vede molto di cattivo occhio, se non con diffidenza, la relazione. Sono realtà che la regista ha saputo ben far entrare nell’economia generale del racconto, che risulta psicologicamente credibile e armonico, anche se con un finale, forse, troppo “facile” e corrivo.
Recensione critica a cura Ciccio Capozzi
.....il razzismo
Il termine razzismo è composto da razza (dal latino generatio oppure ratio, con il significato di natura, qualità) e ismo (suffisso di origine greca: astratto collettivo, sistema di idee, fazione e, per estensione, partito politico) che può sottintendere significati differenti:
storicamente rappresenta un insieme di teorie che sostengono che la specie umana sarebbe un insieme di razze, biologicamente differenti, e gerarchicamente ineguali. Tra i fondatori di questa teoria, che nel XIX secolo ebbe una triste dignità scientifica (al punto da venire oggi chiamata dagli storici razzismo scientifico), fu l'aristocratico francese Joseph-Arthur de Gobineau, autore di un Essai sur l'inégalité des races humaines (Saggio sulla diseguaglianza delle razze umane, 1853-1855). Intorno al 1850 il razzismo esce dall'ambito scientifico e assume una connotazione politica, diventando l'alibi con cui si cerca di giustificare la legittimità di prevaricazioni e violenze. Una delle massime espressioni di questo uso è stato il nazismo.
in senso colloquiale definisce ogni atteggiamento attivo di intolleranza (che può tradursi in minacce, discriminazione, violenza) verso gruppi di persone identificabili attraverso la loro cultura, religione, etnia, sesso, sessualità, aspetto fisico o altre caratteristiche. In tale senso, però, sarebbero più precisi, anche se sono raramente usati nel linguaggio corrente, termini come xenofobia o meglio ancora etnocentrismo
in senso più lato comprende anche ogni atteggiamento passivo di insofferenza, pregiudizio, discriminazione, teso a pretendere un atteggiamento di considerazione particolare da parte di gruppi di persone che si identificano attraverso la loro cultura, religione, etnia, sesso, sessualità, aspetto fisico o altre caratteristiche.
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